La domanda di coaching: come nasce davvero e perché deve partire da te

Una telefonata (quasi) come tante

Una normale giornata di lavoro. Squilla il telefono. Rispondo.

Dall’altra parte della linea una cara amica:
“Ciao Andrea, avrei bisogno del tuo aiuto. Il mio capo sembra non ascoltare… puoi fargli un percorso di coaching?”

La telefonata continua con una descrizione accurata: progetti bloccati sul tavolo della direzione, lentezze decisionali, e un’azienda un tempo agile che ora fatica a muoversi.

“Fammi sapere cosa puoi fare.”


La vera domanda di coaching

Questo aneddoto reale mi offre lo spunto per parlare di un tema cruciale: la domanda di coaching.

Ogni percorso di coaching inizia da una richiesta autentica, spesso collegata a un obiettivo personale o professionale:

  • “Voglio aumentare il mio fatturato del 10% con il cliente X”

  • “Desidero migliorare le mie relazioni personali”

  • “Vorrei potenziare la mia performance nella prossima gara”

Dietro a queste frasi si nasconde una voglia di cambiamento, di sviluppo, di miglioramento.


Attenzione: chi sta facendo la richiesta?

Torno alla telefonata.

Quella che sembrava una domanda di coaching rivolta a un altro (“puoi fare qualcosa per il mio capo?”), in realtà celava qualcosa di più profondo.

In un incontro successivo, davanti a un caffè, la mia amica mi disse:

“Andrea, mi aiuti a migliorare la comunicazione con il mio capo? Voglio aumentare la velocità con cui vengono prese decisioni importanti.”

Ecco la vera domanda. E finalmente era sua.


Coaching e responsabilità personale

Spesso parliamo degli altri: “il mio capo non mi ascolta”, “i miei colleghi non collaborano”.
Ma raramente ci chiediamo:

  • Cosa posso fare io affinché…?

  • Sto comunicando in modo efficace?

  • Esprimo chiaramente le urgenze?

Molti conflitti nascono da errori di comunicazione e da una scarsa attitudine all’ascolto.
Spostare la responsabilità sugli altri è spesso sintomo di scarsa consapevolezza, poca autonomia e de-responsabilizzazione. Tre ingredienti perfetti per performance scadenti.


Prova questo semplice esercizio

Ascoltati mentre parli.
Usi la prima persona singolare o la terza?
Parli dei tuoi stati d’animo o accusi?

“Io non mi sento ascoltato”
è diverso da
“Tu non mi ascolti”

Allenarsi a riconoscere le proprie emozioni – paura, rabbia, tristezza, disgusto, gioia, sorpresa – è il primo passo verso la consapevolezza emotiva e la realizzazione dei propri obiettivi.


La realtà è (solo) la nostra percezione

Tutto ciò che percepiamo – suoni, colori, odori – è un’elaborazione del nostro cervello basata sul vissuto personale.

In pratica: non esiste una realtà oggettiva, ma una realtà filtrata dalle nostre esperienze.

➡️ Questo ci porta a due considerazioni fondamentali:

  1. I conflitti nascono dalle nostre aspettative: cambiare punto di vista può cambiare tutto.

  2. Il cervello è plastico: possiamo allenarlo a vedere la vita in modo più ottimistico.


Qual è la tua domanda di coaching?

A questo punto, ti lascio con una riflessione:

Se potessi parlare con un coach, quale sarebbe la tua vera domanda?

Se ti va di condividerla, chiamami.
Possiamo percorrere insieme un pezzo di strada verso i tuoi obiettivi.

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